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Crans-Montana: l’Italia si costituisce parte civile nel processo per il tragico incendio

Alessia Benincasa
Crans-Montana: l’Italia si costituisce parte civile nel processo per il tragico incendio
L’Italia si costituisce parte civile nel processo per il tragico incendio divampato a Crans-Montana la notte di Capodanno. Possibile coinvolgimento delle autorità svizzere.

Crans-Montana: l’Italia si costituisce parte civile nel processo per il tragico incendio

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso l’Avvocatura Generale dello Stato, ha ufficializzato la costituzione della Repubblica Italiana come parte civile nel procedimento penale legato all’incendio scoppiato a Crans-Montana tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026. L’annuncio arriva direttamente da Palazzo Chigi, che sottolinea come la decisione sia stata presa per il grave danno economico subito dallo Stato italiano. Le ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale di Protezione Civile per prestare assistenza medica, psicologica e logistica ai cittadini italiani coinvolti sono infatti alla base della richiesta di risarcimento.

Gli inquirenti sospettano responsabilità delle autorità locali

Secondo quanto dichiarato nella nota ufficiale, il documento di costituzione di parte civile ritiene probabile il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento, giustificando così la ferma richiesta di risarcimento nei confronti dei responsabili, sia penali che civili.

Indagine parallela sulle criticità nei soccorsi

Nel frattempo, la procura del Cantone del Vallese ha avviato un secondo filone d’indagine per esaminare la possibile responsabilità da parte dell’Organisation cantonale valaisanne des secours (OCVS) nella gestione delle operazioni di soccorso durante le drammatiche ore dell’incendio. La denuncia di presunte inefficienze è stata presentata dall’avvocato Fabrizio Ventimiglia, che ha indicato significative lacune organizzative nella risposta all’emergenza.

Dubbi sulla gestione della prima emergenza

Gli avvocati Pierluca Degni e Fabrizio Ventimiglia, rappresentanti legali della famiglia di una giovane ferita, hanno evidenziato testimoniando e analizzando materiale video che vi sarebbero stati gravi problemi nella gestione iniziale dei soccorsi. Mancanza di bombole di ossigeno, barelle insufficienti e una scarsa dotazione di coperte termiche sono solo alcune delle criticità segnalate.

Un intreccio di responsabilità ancora da chiarire

"Se queste criticità venissero confermate – affermano i legali – sarebbe chiaro il loro impatto sull’aggravamento delle condizioni di salute di Sofia e degli altri ragazzi coinvolti." Gli avvocati confidano negli sviluppi delle indagini per chiarire in modo definitivo le eventuali responsabilità, sottolineando l’importanza di accertamenti rigorosi in merito a una tragedia di simile portata.
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