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Cronaca

Femminicidio Cava de' Tirreni, i familiari di Anna Tagliaferri contro l'archiviazione: «L'Asl è responsabile, si poteva evitare»

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Femminicidio Cava de' Tirreni, i familiari di Anna Tagliaferri contro l'archiviazione: «L'Asl è responsabile, si poteva evitare»
A Cava de' Tirreni la battaglia legale intorno all'assassinio dell'imprenditrice Anna Tagliaferri si riapre con decisione. I parenti della nota commerciante, uccisa lo scorso 23 dicembre dal partner Diego Di Domenico (il quale si è tolto la vita subito dopo il delitto), hanno respinto la proposta di chiusura delle indagini avanzata dal pubblico ministero Fiorillo come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

«Di questa tragedia è responsabile l'Asl», attacca il legale della famiglia, evidenziando il mancato avvio della cosiddetta cura in rete, un protocollo che avrebbe dovuto integrare i servizi sociali e i parenti nella gestione clinica dell'omicida anziché isolare il percorso nel solo studio medico.

Femminicidio Cava de' Tirreni, i familiari di Anna contro l'archiviazione

Dalle verifiche della difesa è emerso che la donna non aveva mai preso parte alle consultazioni mediche dell'Asl e che i registri del Dipartimento di salute mentale, guidato dal dottor Giulio Corrivetti, non contengono traccia della sua presenza. Una scoperta che smentisce le versioni iniziali e scagiona completamente la vittima dall'accusa implicita di non aver vigilato sulle terapie o sulle dosi di psicofarmaci del compagno.

«La morte di Anna si poteva evitare. Non hanno fatto ciò che si doveva fare», dichiarano con fermezza i familiari, decisi a dimostrare che la donna fosse all'oscuro della reale gravità della situazione e a pretendere che ognuno si assuma le proprie responsabilità istituzionali in questa vicenda.
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