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Cronaca

Morte di Giacomo Sartori, tutti i nodi ancora da sciogliere | Omicidio o suicidio?

Redazione Occhio Notizie
Morte di Giacomo Sartori, tutti i nodi ancora da sciogliere | Omicidio o suicidio?
Il corpo di Giacomo Sartori, il 30enne scomparso da Milano, è stato trovato impiccato ad un albero a pochi metri dalla sua auto. Sono troppe le cose che non tornano sul caso. Si è trattato di un omicidio o un suicidio? Domande alle quali gli inquirenti stanno provando a dare delle risposte nelle ultime ore.

Morte di Giacomo Sartori: tutti i nodi ancora da sciogliere

Giacomo Sartori è stato trovato morto. Era impiccato a un albero. La tragica scoperta è avvenuta questa mattina nella zona di Casorate Primo, a pochissima distanza dal luogo in cui era parcheggiata l’auto, in un punto dove giovedì si era svolta la battuta di ricerca dei soccorritori. Tragica svolta nel giallo della scomparsa di Giacomo Sartori, il 29enne tecnico informatico - originario di Mel nel Bellunese - del quale non si avevano più notizie dalla notte di venerdì scorso, quando in un bar di Milano gli era stato rubato lo zaino con il portafoglio, i documenti e il pc di lavoro.
  morto giacomo sartori  
 

Necessari ulteriori approfondimenti

Proprio l’area in cui è stato trovato il corpo, a duecento metri circa dalla Cascina Caiella, necessita secondo gli inquirenti maggiori approfondimenti, per capire se fosse stata o meno ispezionata durante le ricerche dei giorni scorsi. Sul posto i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano per verificare le condizioni del cadavere e la posizione del corpo. Si attende il medico legale per un primo esame del cadavere che darà maggiori indicazioni. Non si esclude il suicidio, ma sono aperte anche altre ipotesi.

Cos'è successo

Il giovane venerdì sera si era allontanato da Milano con la sua auto aziendale, una Volkswagen Polo grigia, e aveva imboccato l’autostrada in direzione Pavia. Una telecamera comunale di Motta Visconti l’ha inquadrata vicino al cimitero alle le 7.15 di sabato 18 settembre. In quegli istanti il suo cellulare era acceso, ha agganciato la cella telefonica di Motta ma non ha effettuato chiamate. Dai tabulati, analizzati dai carabinieri di Milano, c’è però «traffico dati». Tradotto significa che stava utilizzando la rete Internet, scambiando messaggi via WhatsApp o forse era impegnato in una chiamata fuori rete usando il servizio di messaggistica. Quella è stata l’ultima traccia di Giacomo.

I nodi ancora da scogliere

Venerdì 17 settembre, Sartori si vede con gli amici in un'enoteca in via Vittorio Veneto, vicino a Porta Venezia. Appena arrivato, appoggia alle gambe della sedia lo zaino, che contiene due pc - uno personale e uno di lavoro - oltre al cellulare aziendale e al portafogli con tutti i documenti. Nel corso della serata, tra le 23.00 e le 23.30, qualcuno ruba lo zainetto. Il 30enne si accorge dell'accaduto, chiede ai gestori del locale se hanno visto qualcosa; poi chiama la famiglia - che ha poi riferito di averlo sentito particolarmente scosso - e saluta gli amici. Pochi mesi fa, Sartori aveva subito un altro furto: il lunotto della sua auto era stato sfondato e il ladro aveva rubato, anche in quel caso, uno zaino con apparecchi elettronici. Ciò che succede da questo momento in avanti è un mistero. Perché Sartori, dopo un paio d'ore, si mette al volante e guida per ventuno chilometri fino alla campagna di Casorate Prima (Pavia), un paesino che non ha mai frequentato e dove non ha contatti (il trentenne è originario di Belluno). Proprio tra quei campi gli inquirenti hanno rintracciato, mercoledì 22, la Polo grigia: sul cruscotto è stato ritrovato il tagliando di mancato pagamento dell'austostrada A7, che il trentenne ha percorso tra le 2.00 e le 2.20 del mattino, pur consapevole di non poter pagare il pedaggio. Prima di arrivare in quello spiazzo verde, Sartori vaga in auto per le strade di Casorate, poi per quelle di Motta Visconti: le telecamere di sicurezza lo riprendono mentre gira in circolo, come se stesse cercando qualcosa o qualcuno. Alle 2.30 il telefono personale di Sartori aggancia la cella telefonica di Motta Visconti, ma solo per utilizzare internet: probabilmente Giacomo invia dei messaggi su WhatsApp, ma non fa partire alcuna chiamata. Alle 7.15, il suo telefono è ancora acceso e aggancia di nuovo la stessa cella telefonica, ma neppure in quel momento vengono registrate chiamate vocali: c'è solo traffico dati, come cinque ore prima. Poi silenzio. Fino al ritrovamento dell'auto e, questa mattina, del cadavere. Ieri, due mazzi di chiavi e il portafogli vuoto di Sartori sono stati ritrovati nei giardini Montanelli di Milano, prova che il ladro ha svuotato lo zaino pochi minuti dopo averlo rubato. L'ipotesi degli inquirenti è che il 30enne sia arrivato nella campagna pavese seguendo il tracciato del telefono tramite una delle applicazioni che permettono di conoscere la posizione di un dispositivo in caso di smarrimento. Probabilmente, si crede, stava seguendo i ladri. Ed è per questo che, prima di salire in auto, non ha bloccato il proprio bancomat, un'operazione da nulla per una persona impiegata in un'azienda di software. Di fronte alla morte, però, non c'è alcuna certezza: si è suicidato per qualche motivo? Oppure è stato ucciso da chi gli aveva rubato lo zaino la sera prima? Solo l'autopsia potrà stabilire com'è morto Giacomo.  
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