L'Occhio di Salerno
Cronaca

Fonderie Pisano, la conferenza stampa di Comitato Salute e Vita: "Vittoria per chi non c'è più, ora bonifica e tutela dei lavoratori"

Alessia Benincasa
Fonderie Pisano, la conferenza stampa di Comitato Salute e Vita: "Vittoria per chi non c'è più, ora bonifica e tutela dei lavoratori"
L'incontro
Dopo la decisione da parte della Regione Campania di non rinnovare l'Autorizzazione Integrata Ambientale alle Fonderie Pisano, il Comitato Salute e Vita ha indetto una conferenza stampa. A commentare la vicenda anche Antonio Sada, presidente di Confindustria Salerno.

Fonderie Pisano, la conferenza stampa di Comitato Salute e Vita

Dopo che la Regione Campania ha ufficialmente rigettato la richiesta di rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale alle Fonderie Pisano, si è dato il via al percorso di chiusura dell'opificio di Fratte. Per commentare questa svolta, il Comitato Salute e Vita ha convocato per questa mattina giovedì 26 marzo una conferenza stampa.

Ad intervenire Anna Todisco, che ha parlato del dolore di una madre e moglie che ha perso la sua famiglia per un cancro. Lei è stata una delle promotrici del ricorso alla Corte Europea dei Diritto dell'Uomo firmato da 153 cittadini: "Oggi è un bel buongiorno per noi: giustizia è stata fatta. Una giustizia e una verità che abbiamo cercato per anni. Ho lottato dal 2013, da quando mi sono resa conto che la mia principessa e mio marito erano morti a causa dell'inquinamento". 

Un pensiero è stato rivolto alle nuove generazioni: "Ho lottato perché non potevo fare altro per i miei cari. Ma ho lottato soprattutto per i giovani: devono avere un futuro sicuro, non devono trascorrere il loro futuro in Paradino, come successo a mia figlia e mio marito. Mi auguro che i cittadini della Valle dell'Irno d'ora in poi respirino aria pulita". A commentare anche il presidente del Comitato Salute e Vita Lorenzo Forte che per decenni ha guidato le proteste: "Questa vittoria la dedico ai tanti uomini, donne e bambini che si sono ammalati e che sono morti a causa dell'inquinamento. Tanti nomi, persone e storie che hanno lottato con noi e che non hanno potuto vedere la fine di questa storia perché sono state avvelenate". Arrivano però anche le accuse: "La politica che 20 anni fa doveva chiudere tutto è la prima responsabile insieme all'imprenditore Pisano di questo disastro ambientale. Oggi siamo felici, commossi perchè finalmente si mette la parola fine a quello che abbiamo vissuto ma vogliamo che emergano tutte le responsabilità. Chiediamo la bonifica immediata e la presa in carico dei lavoratori. Non siano i lavoratori a pagare". 

A tracciare il quadro giuridico e istituzionale è intervenuto l'avvocato del Comitato Franco Massimo Lanocita che ha sottolineato l'importanza cruciale del pronunciamento europeo: "Oggi siamo felici perché sono state messe nero su bianco le nostre preoccupazioni sulle conseguenze e sulla chiusura dell'attività. Non dimentichiamo che se siamo qui è anche grazie alla sentenza della Corte Europea che ha dichiarato l'impossibilità di mantenere in piedi quell'opificio in un'area diventata residenziale e commerciale con effetti inquinanti in una vasta area che comprende anche Pellezzano, Baronissi e la città di Salerno".

La nota di Confindustria

Sul caso si è espresso anche Antonio Sada, presidente di Confindustria Salerno: "Quella che coinvolge le Fonderie Pisano è una vicenda di dignità industriale e di valore collettivo. Non siamo davanti ad un’azienda che rifiuta il cambiamento, ma ad un imprenditore che da oltre dieci anni cerca una soluzione seria e responsabile per garantire la continuità produttiva ed occupazionale, nel pieno rispetto delle norme. La proprietà era ed è pronta a delocalizzare in un’area idonea, adeguare per il transitorio l’attuale sito ed investire in un nuovo stabilimento all’avanguardia, adottare tecnologie innovative e sostenibili, ridurre le emissioni e realizzare un impianto totalmente decarbonizzato. Un progetto che coniuga sviluppo industriale e tutela ambientale, salvaguardando il lavoro e le maestranze. Eppure, a fronte di questa disponibilità, la risposta è sempre la stessa: porte chiuse, dinieghi. Manca ancora la concessione del suolo necessaria per la delocalizzazione. È il paradosso della sindrome NIMBY, il “non nel mio giardino”: si dice di voler difendere il lavoro, ma si mettono a rischio posti di lavoro reali ed intere famiglie; si invocano investimenti sostenibili, ma si respingono proprio quelli che vanno in quella direzione. Questa non è tutela del territorio, è mancanza di visione. Perché dire sempre “no” è facile; molto più difficile è assumersi la responsabilità di governare il cambiamento, accompagnarlo e renderlo possibile in modo intelligente e sostenibile, nel rispetto delle regole e delle persone. Bloccare un nuovo progetto industriale conforme alle norme, orientato al futuro e pronto ad innovare non è prudenza: è un errore grave. Così non si colpisce solo un’azienda, ma una comunità, fatta di lavoratori, famiglie, competenze costruite negli anni. Un intero sistema produttivo che vuole restare, investire e crescere. Far chiudere un’impresa storica che si impegna ad evolvere è una sconfitta per la politica, per il lavoro, per il territorio e per il Paese. È un’occasione che non possiamo permetterci di perdere come sistema produttivo. L’auspicio è che dopo il diniego dell’AIA la Regione Campania trovi una soluzione condivisa con l’azienda per un periodo transitorio e si attivi con altrettanta solerzia a rendere nell’immediato disponibile un’area dove poter realizzare la tanto agognata delocalizzazione, prima che sia troppo tardi. Serve massimo tempismo per evitare che l’azienda perda completamente il passo e, senza mercato, non si ritrovi più nelle condizioni di investire".
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