Salerno, strappo alla Bamar Italia: accordo tradito e impegni disattesi, la Cisal lancia l'ultimatum e minaccia il blocco totale

La tregua sindacale alla Bamar Italia di Salerno è durata meno di una settimana. Dopo la firma del verbale d'intesa siglato lo scorso 25 giugno, che aveva portato alla temporanea sospensione dello stato di agitazione, la vertenza tra i lavoratori e i vertici societari è tornata bruscamente a infiammarsi. La denuncia arriva direttamente dalla Cisal Metalmeccanici, che accusa la proprietà di aver completamente ignorato i punti messi nero su bianco, riducendo l'accordo a una "lettera morta".
"Abbiamo teso la mano all'azienda accettando di bloccare le proteste per senso di responsabilità, ma la nostra fiducia è stata tradita. Non stiamo chiedendo favori, ma il rispetto di diritti sacrosanti previsti dalla legge. Se l'amministratore pensa che il verbale sottoscritto sia solo un pezzo di carta per prendere tempo, si sbaglia di grosso."
— Gigi Vicinanza, segreteria nazionale Cisal Metalmeccanici
Il sindacato contesta duramente anche la recente rivoluzione dei modelli organizzativi aziendali. Secondo la sigla autonoma, lo stravolgimento del vecchio sistema di gestione — storicamente basato sulla fiducia e sulla profonda conoscenza del territorio da parte dei dipendenti storici — avrebbe generato un profondo caos gestionale, con il rischio concreto di perdere importanti pacchetti di clienti storici.
Dalla segreteria nazionale della Cisal è partito un ultimatum perentorio indirizzato ai vertici di Bamar Italia: in assenza di riscontri oggettivi e dell'avvio concreto dei pagamenti nelle prossime ore, la parola tornerà ai lavoratori con la riattivazione immediata delle misure di mobilitazione, promessa in forme ancora più dure rispetto al passato.
Salerno, strappo alla Bamar Italia: accordo tradito e impegni disattesi
L'intesa della discordia puntava a sanare una serie di pesanti pendenze contrattuali e gestionali sollevate dalle maestranze. Nel testo erano stati inseriti impegni precisi, tra cui:- Il saldo immediato degli straordinari arretrati;
- Il riconoscimento economico delle indennità di maneggio denaro;
- Lo smaltimento dei pacchetti di ferie arretrate accumulate dal personale;
- L'attivazione di un piano per nuove assunzioni per alleggerire i carichi di lavoro;
- La nomina di due figure di coordinamento interno (per tecnici e caricatori) per riallacciare i fli del dialogo operativo quotidiano.
"Abbiamo teso la mano all'azienda accettando di bloccare le proteste per senso di responsabilità, ma la nostra fiducia è stata tradita. Non stiamo chiedendo favori, ma il rispetto di diritti sacrosanti previsti dalla legge. Se l'amministratore pensa che il verbale sottoscritto sia solo un pezzo di carta per prendere tempo, si sbaglia di grosso."
— Gigi Vicinanza, segreteria nazionale Cisal Metalmeccanici
Il sindacato contesta duramente anche la recente rivoluzione dei modelli organizzativi aziendali. Secondo la sigla autonoma, lo stravolgimento del vecchio sistema di gestione — storicamente basato sulla fiducia e sulla profonda conoscenza del territorio da parte dei dipendenti storici — avrebbe generato un profondo caos gestionale, con il rischio concreto di perdere importanti pacchetti di clienti storici.
Dalla segreteria nazionale della Cisal è partito un ultimatum perentorio indirizzato ai vertici di Bamar Italia: in assenza di riscontri oggettivi e dell'avvio concreto dei pagamenti nelle prossime ore, la parola tornerà ai lavoratori con la riattivazione immediata delle misure di mobilitazione, promessa in forme ancora più dure rispetto al passato.




