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Povertà in Italia, l'Istat vede il sereno: scende il rischio di esclusione nel 2025

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Povertà in Italia, l'Istat vede il sereno: scende il rischio di esclusione nel 2025
I nuovi dati Istat dipingono un quadro in chiaroscuro per l'Italia del 2025, segnato da un cauto ottimismo. La quota di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale è scesa al 22,6% (rispetto al 23,1% del 2024), un segnale che l'Istituto nazionale di statistica interpreta come un "miglioramento delle condizioni di vita". Nonostante il calo percentuale, i numeri assoluti restano imponenti: sono ancora 13 milioni e 265mila le persone che vivono in bilico.

Povertà in Italia, l'Istat vede il sereno

Per definire chi sia a rischio, l'Istat incrocia tre parametri specifici:

  • Rischio di povertà: Riguarda chi ha un reddito inferiore a 13.237 euro (il 60% della mediana). Qui la situazione è stabile al 18,6%.
  • Bassa intensità di lavoro: In netto miglioramento, scesa dall'9,2% all'8,2%.
  • Grave deprivazione materiale: Un dato in controtendenza che preoccupa, salito dal 4,6% al 5,2%.
L'analisi per tipologia familiare mostra dinamiche opposte. Le famiglie numerose (con 3 o più figli) hanno beneficiato di robusti sostegni governativi, vedendo il rischio povertà crollare dal 34,8% al 30,6%. Tuttavia, per queste stesse famiglie aumentano le difficoltà nel conciliare lavoro e cura, con un rialzo della bassa intensità occupazionale.

Di contro, si aggrava sensibilmente la condizione dei nuclei familiari con almeno un cittadino straniero: per loro il rischio di esclusione sociale è balzato al 41,5%, segnando un netto peggioramento rispetto al 37,5% dell'anno precedente.

Il rischio povertà resta più contenuto per le coppie giovani senza figli (16%) e per quelle con un solo figlio (17,4%). Le situazioni di maggiore vulnerabilità si confermano invece per i monogenitori (31,6%), le persone sole e le coppie con due figli, queste ultime in leggero peggioramento rispetto al 2024.
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