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Adeguamento all'aspettativa di vita, nel 2027 si andrà in pensione più tardi: nuove regole in arrivo (in vista anche l'ipotesi di congelamento)

Alessia Benincasa
Adeguamento all'aspettativa di vita, nel 2027 si andrà in pensione più tardi: nuove regole in arrivo (in vista anche l'ipotesi di congelamento)
Nel 2027 l'età pensionabile subirà un ulteriore aumento a causa dell'adeguamento all'aspettativa di vita, portando l'uscita dal lavoro a essere progressivamente posticipata. Però si sta valutando l'ipotesi di un congelamento parziale degli adeguamenti legati alla speranza di vita.

Adeguamento all'aspettativa di vita, nel 2027 si andrà in pensione più tardi: nuove regole in arrivo

Nel 2027 l'età pensionabile subirà un ulteriore aumento a causa dell'adeguamento all'aspettativa di vita, portando l'uscita dal lavoro a essere progressivamente posticipata. In questo contesto, il dibattito politico rimane aperto, con l'obiettivo di introdurre nuovi correttivi e maggiore flessibilità per specifiche categorie. Inoltre, con le elezioni all'orizzonte, si intravedono possibili sviluppi su questo tema particolarmente sentito.

A partire dal 1° gennaio 2027, infatti, l'età per accedere alla pensione di vecchiaia sarà innalzata a 67 anni e 1 mese, per poi raggiungere i 67 anni e 3 mesi nel 2028. Anche i requisiti per la pensione anticipata ordinaria aumenteranno: saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, salendo rispettivamente a 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese nel 2028. Inoltre, è stata confermata una finestra mobile di tre mesi prima dell’erogazione dell’assegno.

Il 2026 rappresenterà un anno di transizione. Misure temporanee come Quota 103 e Opzione Donna non saranno prorogate oltre i diritti acquisiti entro il 2025, mentre l’Ape Sociale sarà estesa sino al 31 dicembre dello stesso anno per determinate categorie, tra cui disoccupati, caregiver, lavoratori con gravi invalidità o impegnati in mansioni usuranti. Resterà in vigore fino alla fine del 2026 anche il bonus che consente ai lavoratori con i requisiti per la pensione anticipata di restare in servizio ricevendo in busta paga la parte di contribuzione a loro carico. Questa misura potrebbe essere sfruttata dal governo per incentivare i lavoratori più esperti a posticipare l’uscita dal mondo del lavoro.

Guardando al 2027, si stanno valutando varie ipotesi: tra queste, un possibile congelamento parziale degli adeguamenti legati alla speranza di vita per le categorie impegnate in lavori gravosi o, in alternativa, una riduzione generalizzata dell’aumento dell’età pensionabile a un solo mese, anziché tre come previsto. Inoltre, si discute di una nuova formula di "quota flessibile", simile alla Quota 41, che preveda penalizzazioni sull’assegno e che potrebbe affiancare soluzioni selettive come isopensione e contratti di espansione. Tuttavia, il complesso combinato di requisiti più stringenti e la fine delle attuali misure sperimentali rischiano di pesare maggiormente su chi ha carriere lavorative discontinue o ha iniziato a lavorare in età avanzata, colpendo in particolare giovani, donne e lavoratori del terziario.

Secondo il Rendiconto Sociale INPS del 2025, emerge un preoccupante dato: l'importo medio delle pensioni erogate nel 2025 è stato di 1.538 euro al mese, mentre quello delle nuove pensioni si è ridotto ulteriormente a 1.290 euro, segnando una diminuzione media del 16% (248 euro in meno). Complessivamente, sono state liquidate 834.658 pensioni previdenziali nel corso del 2025, un dato in calo rispetto alle 861.949 del 2024 e alle 878.369 del 2022. Questo trend negativo è attribuito soprattutto alle restrizioni recentemente introdotte nel sistema previdenziale italiano, che hanno determinato una drastica riduzione delle uscite anticipate. È emblematico il caso di Opzione Donna, passata da 26.427 assegni liquidati nel 2022 a soli 3.860 nel 2025, insieme al forte calo delle "Quote", scese da 112.982 nel 2021 a 5.643 nel 2025.
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