Napoli, contrabbando di alcolici: sequestrati beni per 80 milioni di euro

Contrabbando di alcolici provenienti dal Nord Europa e destinati alla vendita in nero sul territorio. È in corso una vasta operazione della Guardia di Finanza.
Contrabbando di alcolici: sequestrati beni per 80 milioni di euro
Questa mattina oltre 100 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta con il supporto dei reparti del corpo di Napoli, Bassano del Grappa, Bra, Bologna, Brescia, Castelfranco Veneto, Grosseto, Lanciano, Lecce, Monza, Padova, Palermo, Roma e Trieste stanno eseguendo, su delega della Procura della Repubblica di Napoli Nord, 25 misure cautelari personali (13 custodie in carcere, 10 arresti domiciliari e 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) emesse dal Gip del Tribunale di Napoli Nord nei confronti degli appartenenti ad un gruppo criminale transnazionale dedito al contrabbando di prodotti alcolici provenienti dal nord Europa e destinati alla vendita in nero sull’intero territorio nazionale e in alcuni paesi comunitari. In corso anche 40 perquisizioni, presso abitazioni e imprese nella disponibilità degli indagati, nonché il sequestro di beni per un valore complessivo di 80 milioni di euro. I dettagli relativi all’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta.I dettagli
- False esportazioni verso Paesi extra-Ue: il prodotto inviato da depositi fiscali comunitari in sospensione d'imposta veniva fatto transitare in depositi fiscali italiani che lo destinavano, solo apparentemente, all'esportazione verso Paesi extra UE con un documento elettronico di accompagnamento che veniva “chiuso” grazie alla compiacenza di un funzionario doganale infedele mentre la merce veniva in realtà destinata al mercato nero nazionale e, marginalmente, anche comunitario.
- Duplice trasporto con medesimo documento di accompagnamento elettronico: un deposito fiscale mittente comunitario spediva a un deposito fiscale italiano prodotto alcolico in sospensione d’imposta, emettendo un documento elettronico su cui veniva indicata una durata del viaggio ben superiore al necessario, così da consentire l'effettuazione di più trasporti con la stessa documentazione giustificativa del carico. Il deposito destinatario, quindi, ricevuto il primo carico di prodotto alcolico non inviava telematicamente la nota di avvenuto ricevimento alla dogana competente, attendendo invece l’arrivo del secondo carico.
- Chiusura fittizia dei documenti elettronici: l'organizzazione poteva contare sulla disponibilità di alcuni depositi fiscali italiani (collocati a Roma, a Grosseto e in provincia di Brescia) che, secondo l'ipotesi accusatoria, provvedevano ad attestare falsamente, attraverso il sistema EMCS (Excise Movement and Control System) dell'Agenzia delle Dogane, la ricezione di ingenti quantitativi di prodotto alcolico in sospensione d'imposta, che invece venivano trasportati altrove per essere poi destinati alla vendita in nero. Per tale servizio i responsabili dei depositi fiscali percepivano compensi dall’organizzazione variabili secondo la quantità e la concentrazione di alcool nel prodotto trattato, in base ad un vero e proprio listino criminale.
- Utilizzo fraudolento della procedura di riserva: in questo caso l'operatore mittente • utilizzando artatamente la procedura di riserva da attivarsi solo in caso di malfunzionamento del sistema telematico di tracciamento del prodotto in sospensione d'imposta - emetteva un documento di accompagnamento cartaceo che, però, non veniva segnalato all’Ufficio delle Dogane territorialmente competente, avendo solo la finalità di dare una parvenza di legalità al carico in caso di controlli su strada da parte delle Forze di Polizia. Ovviamente, a consegna avvenuta, il documento veniva distrutto e l'alcol poteva essere immesso in consumo senza lasciare alcuna traccia. L’ indagine ha anche permesso di ricostruire i canali finanziari utilizzati per riciclare i notevolissimi proventi illeciti accumulati, fatti transitare sui conti di diverse società nella disponibilità dell’organizzazione, ma intestate formalmente a dei prestanome. Dalle investigazioni è anche emerso l'utilizzo di conti bancari a Malta e il riutilizzo di ingenti somme in contanti per investimenti immobiliari, ristrutturazioni di edifici e acquisti di beni di lusso tra cui diverse autovetture e uno yatch.




