Maiori e Tramonti a rischio dissesto: l'allarme dei geologi dopo i devastanti roghi sui Monti Lattari

I recenti e violenti incendi che hanno devastato il territorio compreso tra i comuni di Maiori e Tramonti rischiano di scatenare un'ondata di frane e colate fango non appena inizieranno le piogge autunnali come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
L'allarme lancia una corsa contro il tempo per mettere in sicurezza i pendii scoscesi dei Monti Lattari, resi estremamente vulnerabili dalla distruzione della macchia mediterranea.
Il geologo Gaetano Sammartino, presidente della sezione Campania della Società Italiana di Geologia Ambientale, precisa come le altissime temperature abbiano alterato la struttura chimico-fisica dei suoli, rendendoli idrofobi e del tutto incapaci di assorbire l'acqua. Privati della vegetazione originale, primo presidio naturale contro l'erosione, i pendii esposti rischiano di cedere alle prime precipitazioni intense, riversando a valle pericolosi flussi di detriti.
Per evitare l'ennesimo disastro, la Sigea sollecita un piano d'azione immediato. Occorre partire con una perimetrazione precisa tramite rilievi tecnici per inserire le aree colpite nel catasto incendi, applicando i vincoli normativi sui cambi di destinazione d'uso. Parallelamente, si rende indispensabile l'avvio urgente di opere di ingegneria naturalistica e palificate di trattenuta lungo i versanti più scoscesi, oltre al monitoraggio costante di valloni e canali di scolo per liberare gli alvei da cenere e detriti accumulati.
Secondo Sammartino, la salvaguardia del territorio non può più rincorrere l'emergenza, ma richiede prevenzione strutturale e competenze geologiche integrate nella pianificazione.
L'allarme lancia una corsa contro il tempo per mettere in sicurezza i pendii scoscesi dei Monti Lattari, resi estremamente vulnerabili dalla distruzione della macchia mediterranea.
Maiori e Tramonti a rischio dissesto: l'allarme dei geologi
Per domare le fiamme nei giorni scorsi è servito un dispiegamento imponente di forze, con le squadre dei Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Salerno affiancate dalle associazioni locali e dai mezzi aerei della Regione Campania, tra cui tre Canadair, due elicotteri regionali e l'imponente Erickson S-64. Tuttavia, una volta spenti i roghi, la vera minaccia per i territori di Maiori e Tramonti diventa l'imminente emergenza idrogeologica.Il geologo Gaetano Sammartino, presidente della sezione Campania della Società Italiana di Geologia Ambientale, precisa come le altissime temperature abbiano alterato la struttura chimico-fisica dei suoli, rendendoli idrofobi e del tutto incapaci di assorbire l'acqua. Privati della vegetazione originale, primo presidio naturale contro l'erosione, i pendii esposti rischiano di cedere alle prime precipitazioni intense, riversando a valle pericolosi flussi di detriti.
Per evitare l'ennesimo disastro, la Sigea sollecita un piano d'azione immediato. Occorre partire con una perimetrazione precisa tramite rilievi tecnici per inserire le aree colpite nel catasto incendi, applicando i vincoli normativi sui cambi di destinazione d'uso. Parallelamente, si rende indispensabile l'avvio urgente di opere di ingegneria naturalistica e palificate di trattenuta lungo i versanti più scoscesi, oltre al monitoraggio costante di valloni e canali di scolo per liberare gli alvei da cenere e detriti accumulati.
Secondo Sammartino, la salvaguardia del territorio non può più rincorrere l'emergenza, ma richiede prevenzione strutturale e competenze geologiche integrate nella pianificazione.




