L'Occhio di Salerno
Cronaca

Ingressi irregolari in Italia con contratti di lavoro falsi: l’ombra di un “boss di Salerno” nell’inchiesta

Martina Francione
Ingressi irregolari in Italia con contratti di lavoro falsi: l’ombra di un “boss di Salerno” nell’inchiesta

Un sistema costruito su rapporti di lavoro fittizi, documenti contraffatti e somme di denaro versate per ottenere l’ingresso in Italia. È quanto emerso dall’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Bologna, con una rete che arriva fino a Salerno, che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari nei confronti di persone gravemente indiziate di aver favorito l’ingresso illegale sul territorio nazionale di decine di cittadini stranieri. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.

Ingressi illegali in Italia con contratti di lavoro fittizi: otto misure cautelari, rete fino a Salerno

L’inchiesta ha preso avvio dalle dichiarazioni di una cittadina straniera, che si era rivolta a un connazionale per ottenere un aiuto economico. Secondo quanto emerso, la donna avrebbe ricevuto il denaro dietro il pagamento di un interesse annuo del 60%. 

Da quel primo episodio sono partite le intercettazioni telefoniche, che hanno consentito agli investigatori di allargare il quadro e scoprire un presunto sistema più articolato, nel quale sarebbero emerse anche ipotesi di usura, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione illegale.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, uno degli indagati, con l’aiuto di altri due connazionali, avrebbe utilizzato un negozio di telefonia in via Marconi, a Bologna, come base operativa. Da lì sarebbe stata gestita l’attività finalizzata a consentire l’ingresso in Italia di cittadini stranieri, anche attraverso il meccanismo del decreto flussi.

Dietro il pagamento di somme di denaro, gli indagati avrebbero offerto assistenza sia per attraversare illegalmente la frontiera, in particolare quella con i Paesi balcanici, sia per ottenere un ingresso apparentemente regolare attraverso procedure legate ai titoli di soggiorno.

Contratti fittizi e documenti contraffatti

Il cuore del presunto sistema era rappresentato dai rapporti di lavoro fittizi. Secondo gli investigatori, le pratiche venivano completate con il ricorso a documentazione in tutto o in parte contraffatta, così da costruire una parvenza di regolarità utile alla presentazione delle istanze. Per ogni cittadino straniero coinvolto, i tre principali indagati avrebbero percepito anche diverse decine di migliaia di euro.

I collegamenti con Salerno

Nel corso delle indagini gli agenti avrebbero scoperto anche rapporti con un soggetto indicato come un “boss di Salerno”, al momento non identificato. Secondo quanto ricostruito, questa figura si sarebbe occupata dell’emissione di contratti di lavoro fittizi per i lavoratori segnalati dagli arrestati. Un elemento che estende il perimetro dell’inchiesta oltre Bologna e apre un filone investigativo con collegamenti nel Salernitano.

Le misure cautelari

Gli otto indagati sono destinatari di diversi provvedimenti. Tre persone sono finite in carcere, ritenute dagli investigatori ai vertici del sistema. Altri due cittadini stranieri, accusati di procacciare clienti, sono destinatari del divieto di esercitare imprese o assumere incarichi direttivi in società che impiegano lavoratori extracomunitari. 

Tra gli indagati figurano anche due cittadini italiani e una cittadina straniera, finiti agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, avrebbero collaborato favorendo l’immigrazione clandestina di decine di lavoratori attraverso la presentazione di nulla osta allo Sportello unico immigrazione, collegati a contratti di lavoro ritenuti fittizi e riconducibili a società di cui erano soci, amministratori o titolari di quote.

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