L'Occhio di Salerno
Cronaca

Fallimento Ifil: chiesta in Appello condanna a due anni per Piero De Luca

Martina Francione
Fallimento Ifil: chiesta in Appello condanna a due anni per Piero De Luca
La Procura generale ha chiesto una condanna a due anni di reclusione per Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito Democratico in Campania, nell’ambito del processo d’appello sul fallimento della Ifil C&D srl. La richiesta è stata formulata dal sostituto procuratore generale Giovanna Lerose, che ha impugnato l’assoluzione pronunciata in primo grado. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.

Fallimento dell'Ifil: chiesta una condanna a due anni per il deputato Piero De Luca

Nel corso della requisitoria, la Procura generale ha avanzato le seguenti richieste di condanna: due anni per Piero De Luca; due anni e cinque mesi per Luigi Avino ed Emilio Ferraro e un anno e quattro mesi per Valentina Lamberti. Confermata della pena di due mesi, in continuazione con una precedente sentenza, per Giuseppe Amato junior. In primo grado, tutti gli imputati – ad eccezione di Amato junior – erano stati assolti dall’accusa di bancarotta. Contro quel verdetto la Procura ha presentato appello.

L’inchiesta sul fallimento Ifil

Il procedimento riguarda il dissesto della Ifil C&D srl, società operante nel settore immobiliare e riconducibile all’imprenditore Mario Del Mese, con rapporti economici con il Comune di Salerno e il Pastificio Amato. Piero De Luca era finito sotto accusa per una presunta bancarotta impropria, ipotesi poi esclusa dai giudici di primo grado, che avevano stabilito come il fatto non costituisse reato.

La posizione di De Luca jr

Secondo l’accusa, tra il 2009 e il 2011 De Luca jr avrebbe beneficiato del pagamento di voli aerei verso il Lussemburgo – dove all’epoca lavorava – per un importo complessivo di circa 23mila euro. Per la Procura, tali spese sarebbero state sostenute con fondi della società Ifil, circostanza che dimostrerebbe la consapevolezza del deputato e il suo presunto ruolo di socio occulto della società. Una ricostruzione respinta in primo grado: i giudici avevano ritenuto che De Luca non rivestisse alcun ruolo societario occulto e che non fosse dimostrata la sua conoscenza dell’origine dei pagamenti, effettuati – secondo la sentenza – per ragioni di praticità e nell’ambito di rapporti personali.

Gli altri imputati

Per quanto riguarda Luigi Avino ed Emilio Ferraro, il Tribunale aveva rilevato come, pur ricoprendo formalmente incarichi amministrativi, non disponessero di effettivi poteri decisionali, concentrati invece in capo a Mario Del Mese. Analoga valutazione era stata espressa per Valentina Lamberti, in assenza di prove circa la distrazione di beni.

La decisione attesa

Ora la parola passa alla Corte d’Appello di Salerno, chiamata a decidere se confermare le assoluzioni di primo grado o riformare la sentenza, accogliendo in tutto o in parte le richieste della Procura.
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