L'Occhio di Salerno
Cronaca

Agropoli, perde la vista dopo un intervento alla cataratta: risarcito con 100mila euro

Alessia Benincasa
Agropoli, perde la vista dopo un intervento alla cataratta: risarcito con 100mila euro
Foto generica

Un imprenditore di Agropoli ha perso la vista a un occhio dopo un intervento alla cataratta in una clinica privata: dopo 9 anni arriva un risarcimento da 100mila euro. Lo riporta Stiletv.

Agropoli, perde la vista dopo un intervento: risarcimento da 100mila euro

Un imprenditore di Agropoli ha ottenuto un risarcimento di 100mila euro dopo aver perso completamente la vista all’occhio sinistro in seguito a un intervento chirurgico. La vicenda, conclusasi dopo nove anni, risale al 2017.

L’uomo si era sottoposto a un’operazione di routine per la cataratta presso una casa di cura privata di Battipaglia. Nel periodo successivo all’intervento, però, si sono verificate gravi complicanze post-operatorie legate a un’infezione, che hanno reso necessario il ricovero all’ospedale “Moscati” di Avellino. Nonostante i tentativi terapeutici messi in atto per risolvere le problematiche insorte, il paziente ha perso definitivamente il visus all’occhio operato.

A seguito dell’accaduto è stato avviato un giudizio civile davanti al Tribunale di Napoli. Nel corso del procedimento è stata disposta una consulenza tecnica medico-legale d’ufficio, affidata a un collegio di docenti universitari napoletani. L’esito degli accertamenti ha condotto a un accordo transattivo per il risarcimento dei danni in favore dell’imprenditore cilentano.

L’intesa è stata raggiunta nei confronti di un medico oculista di Agropoli, coperto da polizza assicurativa, e della struttura sanitaria privata, che ha contribuito al risarcimento con risorse proprie. L’imprenditore è stato assistito e difeso dall’avvocato Carmine Vitagliano.

La complessità del caso è legata sia agli aspetti giuridici sia ai profili medico-legali affrontati nel corso degli anni, in particolare in relazione al nesso di causalità. In materia di infezioni nosocomiali, infatti, opera un’inversione dell’onere della prova: non è il paziente a dover dimostrare il collegamento tra il danno subito e la prestazione sanitaria ricevuta, ma spetta alle strutture e ai sanitari coinvolti provare di aver rispettato in modo rigoroso tutti i protocolli di sanificazione degli strumenti, degli ambienti e dei presìdi utilizzati per ogni singolo intervento. Un principio consolidato anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, che incide direttamente sulla valutazione e quantificazione del danno.

Condividi

Leggi anche