L'Occhio di Salerno
Campania

Terremoto Ischia, la lettera del vescovo in vista del Natale

Redazione Occhio Notizie
Terremoto Ischia, la lettera del vescovo in vista del Natale
ISCHIA. Nei comuni più colpiti dal terremoto dello scorso 21 agosto, Casamicciola e Lacco Ameno, si avvicina uno dei periodi più sentiti per i cattolici. A pochi giorni dal Natale, il vescovo di Ischia Pietro Lagnese ha diffuso in tutta la Diocesi dell'isola i suoi auguri alle popolazioni che hanno avvertito e continuano a subire le conseguenze del terremoto.  

La lettera del vescovo

  «A te, più che dire parole – quante ne sono state dette e quante ancora se ne diranno! – vorrei dare innanzitutto un abbraccio. Sì, un abbraccio; e chiederti di vedere, in quello del tuo povero vescovo, l’abbraccio stesso di Dio. E nell’abbracciarti vorrei anche sussurrarti: Natale è qui! Sì, ciò che vivi è Natale. Se ci rifletti, Natale è infatti la festa di un Dio che è senza Casa. E ti dico questo non soltanto perché anche Lui quando venne tra noi visse il dramma di non trovare casa, e non essendoci posto per Lui, nacque in un alloggio di fortuna; e neppure perché appena nato fu costretto con i suoi a fuggire in Egitto, profugo proprio allo stesso modo, come quelli di oggi. Il motivo è prima di tutto un altro. Natale è la festa di Dio che lascia la sua Casa. Natale è la festa di un Dio sfollato che ha perso la sua abitazione per venire a stare con noi. E sai perché lascia la sua Casa? Per venirci a cercare. Il Suo desiderio di cercarci e di visitarci attraversa l’intera storia della salvezza e ha inizio già all’alba della creazione, dopo il peccato dell’uomo, quando Dio si mise sulle sue tracce. «Dove sei?» (Gn 3, 9): domandò Dio ad Adamo. Da quell’ora Dio non smette più di cercarci e per trovarci arriva alla scandalosa decisione di farsi in tutto come noi – eccetto il peccato – povero, debole, pellegrino, mortale, pienamente uomo. In Gesù questa ricerca raggiunge la sua pienezza e si compie: Egli è l’abbraccio compassionevole del Padre che sulla croce non solo ci trova ma ci riacquista come figli. Tu mi dirai: “no, non è così; il paragone non calza: Lui venne liberamente; lasciò la Sua Casa spontaneamente. Io no; io sono stato costretto”. E io ti risponderò: “no, anche Lui. Anche Lui come te fu costretto. Lasciò il Cielo costretto dall’Amore”. L’Amor che move il sole e l’altre stelle lo mosse a venire tra noi e lo rese per noi un Dio senza casa. Sì, Egli è innamorato dell’uomo! Lo ama così tanto che, pur nel rispetto della sua libertà, non si rassegna a vederlo perso lontano da lui. E perciò esce di Casa e si mette a cercarlo. Il mistero dell’incarnazione è frutto di questo amore. Dio si fa carne per questo! Per questo lascia la sua Casa e viene in mezzo a noi. Per questo motivo si fa Uomo nel grembo di Maria. Sì, gli siamo cari, gli stiamo a cuore! Fratello terremotato, sorella senza casa: coraggio, noi sei solo! Sei in buona compagnia. Sempre. E mai come in quest’ora! Dio è senza Casa! Che dici: lo accogli? Santo Natale e fecondo anno nuovo!».
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