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Sanremo, Irama canta Cyrano di Guccini: testo e significato

Redazione Occhio Notizie
Sanremo, Irama canta Cyrano di Guccini: testo e significato
Nella terza serata del Festival di Sanremo Irama interpreta Cyrano di Francesco Guccini. Cirano è un brano del 1996 di  Francesco Guccini ed è stato pubblicato nell'album "D'amore di morte e di altre sciocchezze". L'idea della canzone parte dal paroliere Giuseppe Dati che è l'autore principale del testo anche se Guccini dichiarerà di aver pesantemente modificato lo stesso.

Sanremo, il significato di Cyrano di Francesco Guccini

A chiudere la squadra degli autori di questo brano c'è anche il grande  Giancarlo Bigazzi. In pieno stile gucciniana la canzone espone con rabbia diversi aspetti della vita sociale dell'epoca e rimane tutt'ora attuale. Guccini si scaglia con rabbia contro le ingiustizie e non accetta di sottostare a dogmi o pregiudizi.
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Sanremo, il testo di Cyrano di Francesco Guccini
Venite pure avanti, voi con il naso corto Signori imbellettati, io più non vi sopporto Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio Perché con questa spada vi uccido quando voglio
Venite pure avanti signori imbellettati Inutili cantanti di giorni sciagurati Buffoni che campate di versi senza forza Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza Godetevi il successo, godete finché dura Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura E andate chissà dove per non pagar le tasse Col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna Però non la sopporto la gente che non sogna
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco Io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti Nuovi protagonisti, politici rampanti Venite portaborse, ruffiani e mezze calze Feroci conduttori di trasmissioni false Che avete spesso fatto del qualunquismo un arte Coraggio liberisti, buttate giù le carte Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto Assurdo bel paese
Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco E al fin della licenza io non perdono e tocco Io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede Che almeno di mezz'ora da sempre mi precede Si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore Che a me è quasi proibito il sogno di un amore Non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute Per colpa o per destino le donne le ho perdute E quando sento il peso d' essere sempre solo Mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo Ma dentro di me sento che il grande amore esiste Amo senza peccato, amo, ma sono triste Perché Rossana è bella, siamo così diversi A parlarle non riesco: le scriverò dei versi, le parlerò coi versi
Venite gente vuota, facciamola finita Voi preti che vendete a tutti un'altra vita Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito Guardatevi nel cuore, l' avete già tradito E voi materialisti, col vostro chiodo fisso Che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso Le verità cercate per terra, da maiali Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali Tornate a casa nani, levatevi davanti Per la mia rabbia enorme mi servono giganti Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco E al fin della licenza io non perdono e tocco Io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada Ma in questa vita oggi non trovo più la strada
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: Dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo Un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto
Non ridere, ti prego, di queste mie parole Io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole Ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora Ed io non mi nascondo sotto la tua dimora Perché oramai lo sento, non ho sofferto invano Se mi ami come sono, per sempre tuo Per sempre tuo, per sempre tuo Cyrano
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