Il Reddito di Cittadinanza divide nuovamente il governo Draghi: tensione tra M5S e Lega

Dopo l'approvazione in Cdm del Decreto fiscale, a seguito di un rifinanziamento di 200 milioni in favore del Reddito di Cittadinanza, necessario per garantirne la prosecuzione fino al termine del 2021, il Centrodestra torna all'attacco. Per demolire la misura simbolo dei 5Stelle, la Lega aggiunge nuove polemiche. Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti (Lega) inasprisce i toni: "Inaccettabili le coperture". Dal M5S la risposta non tarda ad arrivare: "Non è vero, glielo spieghiamo con un disegnino. Basta insulti".
Il Reddito di Cittadinanza scuote il governo Draghi
Non è un mistero che la misura del Reddito di Cittadinanza non fosse apprezzata da larga parte degli esponenti di Centrodestra, tra cui è necessario aggiungere anche Matteo Renzi (Italia Viva). Le prove generali di demolizione della misura, però, almeno finora, sono sempre state inefficaci. Anche questa volta, in occasione dell'ultimo Decreto fiscale approvato in Cdm, i partiti di Cdx hanno mostrato massimo dissenso nei confronti della misura di contrasto alla povertà, vero e proprio baluardo del M5S.
Le nuove polemiche sono sorte in occasione del rifinanziamento del Reddito di Cittadinanza. Nello specifico, con il nuovo Decreto fiscale è stata rifinanziata la misura, per garantire la copertura necessaria, almeno fino al termine dell'anno. I circa 200 milioni disposti in favore delle famiglie in condizioni di povertà, però, non sono stati aggiunti a cuor leggero.
Ennesimo scontro tra M5S e Lega sul Reddito di Cittadinanza
Nuovo scontro tra M5S e Lega. Anche questa volta il partito di Centrodestra ha provato ad attaccare la misura del Reddito di Cittadinanza. Dopo il rifinanziamento inserito nel Decreto fiscale, i leghisti puntano i piedi e parlano di soluzione che "sottrae risorse" ad altre possibili misure sul piatto. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, definisce "beffarda" la scelta "di sottrarre soldi a chi ha lavorato duramente". È "inaccettabile", insiste, chiedendo un repentino cambio di coperture. Infine, ha aggiunto: “Auspico che la versione finale del decreto legge non contenga questa norma con 40 milioni di euro inutilizzati per i pensionamenti dei lavoratori precoci e cioè le persone che hanno iniziato a lavorare a 15 anni". La risposta del M5S non si è fatta attendere. "Glielo spieghiamo con un disegnino", ribattono i pentastellati, ritenendo mendaci le dichiarazioni rilasciate dalla Lega. Secondo il M5S, lo spostamento di risorse non incide in alcun modo sul funzionamento di quelle misure che erano state sovrastimate. A rafforzare la posizione dei 5S, il ministro dell'Economia Daniele Franco ha ricordato che le risorse in questione derivano da fondi in avanzo non utilizzati, per questo aggiunti e smistati su altre misure.Giorgetti(Lega) e Patuanelli(M5S) sul Reddito di Cittadinanza
"Sono soldi dei lavoratori" avrebbe tuonato Giorgetti in Cdm, aggiungendo che "non crea lavoro", prima dell'ennesima spaccatura all'interno del governo Draghi. La misura, nella parte delle politiche attive andrebbe rivista, così come confermato da alcuni esponenti del M5S alla nostra redazione, negli scorsi mesi. La nuova frizione, dunque, ha nuovamente schierato i pentastellati ed i democratici a presidio di una misura di giustizia sociale, necessaria per le famiglie che vertono in particolari condizioni di disagio. All'accusa del ministro Giorgetti, si sarebbero aggiunte anche le rimostranze dei ministri Brunetta e Bonetti.
Il picco di tensione si è raggiunto, però, quando Stefano Patuanelli (M5S), ministro delle Politiche agricole, ha difeso il RdC, "fondamentale per la tenuta dell'intero sistema", soprattutto durante l'emergenza pandemica. "Senza il Reddito di Cittadinanza, la tensione sociale sarebbe esplosa, non sarebbe stata gestibile. Ma qui c'è chi fa finta di non averlo capito. Era impensabile pensare che il lavoro ripartisse e l'impianto funzionasse considerando che abbiamo dovuto fare i conti con il lockdown". Su questa posizione è ritornato anche il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando (Pd), convinto dell'utilità della misura, con la consapevolezza di dover modificare qualcosa.
D'accordo nel procedere anche il ministro dell'Economia Daniele Franco, senza soffermarsi su alcun parere politico, ma sottolineando l'idoneità della sede per il rifinanziamento della misura. Infine, il Premier Mario Draghi, accogliendo anch'egli la richiesta di rifinanziamento, avrebbe chiuso la discussione posticipando lo scontro sulle politiche attive, in sede di confronto sulla legge di bilancio.





