Napoli: l'aerea protetta di Gaiola violata rifiuti e liquami in mare

Napoli: l'area protetta di Gaiola invasa dai rifiuti, le cause
Come riporta Il Mattino, il meccanismo è lo stesso che costrinse a metà luglio - nel pieno di una torrida estate - l'amministrazione comunale a vietare la balneazione su quasi l'intera costa partenopea per circa due settimane. Allora l'Arpac effettuò le sue rilevazioni proprio a ridosso di un piccolo acquazzone e trovò in mare liquami e batteri di escherichia coli.
Il sistema
Il sistema è sempre lo stesso: piove, i collettori fognari si riempiono e in condizioni di emergenza è previsto che gli scarichi sversino acque bianche e acque nere in mare. Dovrebbero finirci solo i liquidi che poi andrebbero a disperdersi nel giro di pochi giorni, invece in acqua ci finiscono pure dei rifiuti solidi un pò perché le griglie evidentemente non riescono ad evitarlo, ma anche perché troppo poco si educa la cittadinanza di non gettare nel water cotton fioc, assorbenti o plastiche. È lo stesso che è avvenuto allo scarico situato a Cala Badessa, nei pressi di Nisida, che ha poi inquinato anche l'area protetta. Basta un po' di pioggia e lo scarico diventa troppo pieno - come viene definito in gergo tecnico. Così per evitare che la portata eccessiva di acqua nelle tubature crei danno alle fogne, una parte dei liquami è deviata in mare.
Fonte: Il Mattino



