Inchiesta a carico di alcuni esponenti della famiglia
Moccia, finiti sotto la lente d'ingrandimento per la gestione dei depositi di
carburanti a regime fiscale vantaggioso. L'accusa verte sugli accordi in stile camorristico tra la presunta consorteria di Afragola, cosche calabre, contatti con il mondo che ruota attorno alla cantante Ana Bettz, finita nelle indagini per i presunti rapporti con i Moccia. I giudici hanno confermato le
accuse."Petrolmafie Spa", inchiesta a carico dei Moccia: la svolta
I
giudici scrivono che "per penetrare nelle attività economiche e proliferare ed espandersi con attività di riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita, il clan ha chiaramente bisogno di figure professionali - che naturalmente perseguono anche un interesse personale di guadagno - ed è comunque significativo che, tra le fatture prodotte dalla difesa, non ve ne sia
nessuna intestata ad Antonio Moccia, a conferma del suo ruolo di dominus occulto dell'attività".
L'inchiesta
Si chiama "Petrolmafie Spa" l'operazione della Guardia di Finanza che portò tra Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria all'esecuzione di 71 misure cautelari e al sequestro di beni per quasi un miliardo di euro. Emerse una "gigantesca convergenza di strutture e pianificazioni
mafiose originariamente diverse nel
business della illecita commercializzazione di
carburanti e del
riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a soggetti insospettabili, meri prestanome".
Le indagini portarono a galla la centralità del
clan Moccia, mentre sul versante della ‘ndrangheta le famiglie coinvolte sono quelle dei Piromalli, Cataldo, Labate, Pelle e Italiano nel reggino e dei Bonavota, gruppo di San Gregorio, Anello di Filadelfia e Piscopisani a Catanzaro.