Dove ordinare la colombe a domicilio nella Pasqua del coronavirus

Saremo chiusi in casa, senza la possibilità di festeggiare con amici e parenti, a causa del coronavirus, ma la Pasqua non esiste per noi senza uovo e colomba. Dopo aver visto come e dove ordinare un uovo di Pasqua a domicilio, ecco dove trovare e come ordinare una colomba.
Come ricorda l’Unione Italiana Food, la produzione di uova di cioccolato e ovetti in Italia vanta più di 31 mila tonnellate di prodotto e vale circa 275 milioni di euro. Quella delle colombe pasquali tocca quasi le 23 mila tonnellate per un valore di circa 160 milioni di euro. Negli anni passati 7 italiani su 10 hanno acquistato questi prodotti, ma l’emergenza attuale mette il settore a rischio. «Per chi non ha una diversificazione di prodotto e fa solo lievitati da ricorrenza – spiega Mario Piccialuti, direttore generale di Unione Italiana Food – la Pasqua rappresenta anche la metà del fatturato annuale, con prospettive di perdita molto gravi se la stagione non portasse gli esiti sperati. Le aziende che operano solo attraverso il canale dei bar e delle pasticcerie sono bloccate».
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A Firenze, per fortuna, quasi il 70 per cento dei laboratori di pasticceria artigianali riesce a lavorare: «Tanti artigiani – continua Sorani – si sono fatti trovare pronti con il servizio di consegna e alcuni usano i vettori messi a disposizione dal Comune. Ovviamente non si produce a pieno regime: non ci saranno più le tavolate e i grandi pranzi, quindi le dimensioni sono ridotte, le porzioni sono più piccole. Ma anche in questa strana Pasqua molti non rinunciano alla qualità».
La colomba di Pasqua
L’Unione Italiana Food, l’associazione che rappresenta le principali aziende dolciarie italiane, avverte che le prospettive di vendita di colombe pasquali e di uova e ovetti di cioccolato sono modeste. Si prevede la perdita del 30 – 40 per cento del fatturato con le conseguenti ricadute sull’occupazione. Ecco perché, nei giorni scorsi, perfino la ministra delle Politiche agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova, ha sentito l’urgenza di incoraggiare il consumo dei prodotti tipici pasquali tramite la sua pagina Facebook, usando l’hashtag #iononrinuncioalletradizioni.Come ricorda l’Unione Italiana Food, la produzione di uova di cioccolato e ovetti in Italia vanta più di 31 mila tonnellate di prodotto e vale circa 275 milioni di euro. Quella delle colombe pasquali tocca quasi le 23 mila tonnellate per un valore di circa 160 milioni di euro. Negli anni passati 7 italiani su 10 hanno acquistato questi prodotti, ma l’emergenza attuale mette il settore a rischio. «Per chi non ha una diversificazione di prodotto e fa solo lievitati da ricorrenza – spiega Mario Piccialuti, direttore generale di Unione Italiana Food – la Pasqua rappresenta anche la metà del fatturato annuale, con prospettive di perdita molto gravi se la stagione non portasse gli esiti sperati. Le aziende che operano solo attraverso il canale dei bar e delle pasticcerie sono bloccate».
La perdita economica
E così se la grande distribuzione può adottare strategie alternative – per esempio, tenendo un po’ più a lungo i prodotti nei punti vendita – gli artigiani del gusto esprimono il loro malcontento: le misure del lockdown sono troppo rigide. In base al famigerato Dpcm dell’11 marzo in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19, infatti, le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto (che è consentita invece ad altre attività). Secondo Confartigianato, «lo stop alla produzione e vendita delle pasticcerie rappresenta un’assurda discriminazione rispetto ai negozi e alla grande distribuzione, ai quali è invece permessa la commercializzazione di prodotti dolciari. In Piemonte, per esempio, il lockdown di colombe, uova e dolci tipici pasquali determina perdite per 40 milioni di euro in un mese. Perdite che si scaricano su circa 1.600 pasticcerie e gelaterie».Frasi di auguri per la Pasqua: le migliori citazioni e aforismi celebri
La consegna a domicilio
La consegna a domicilio – che non rientra tra i divieti previsti dal governo – diventa spesso l’unica soluzione. Purtroppo, però, almeno un terzo dei produttori non riesce a soddisfare le richieste perché non è attrezzato per questo tipo di servizio. «La richiesta di prodotti di qualità c’è – spiega il presidente di Confartigianato Firenze, Alessandro Sorani – ma tanti produttori non sono in grado di consegnare a domicilio. L’investimento si rende necessario per il futuro per venire incontro alle nuove esigenze del mercato e al cambiamento delle abitudini».A Firenze, per fortuna, quasi il 70 per cento dei laboratori di pasticceria artigianali riesce a lavorare: «Tanti artigiani – continua Sorani – si sono fatti trovare pronti con il servizio di consegna e alcuni usano i vettori messi a disposizione dal Comune. Ovviamente non si produce a pieno regime: non ci saranno più le tavolate e i grandi pranzi, quindi le dimensioni sono ridotte, le porzioni sono più piccole. Ma anche in questa strana Pasqua molti non rinunciano alla qualità».




