Cellulari in carcere, dopo Airola anche Nisida

Carceri, l'allarme del SAPPE
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ricorda i numerosi eventi critici che accadono regolarmente nelle carceri minorili e sollecita urgenti adeguati provvedimenti da parte del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità:“Quel che accade ogni giorno nelle carceri minorili del Paese ci preoccupa. La Giustizia minorile in Italia è completamente da rifondare. Negli ultimi vent’anni la popolazione detenuta minorile è completamente cambiata, ma la formazione che viene predisposta per il personale di Polizia Penitenziaria è assolutamente inadeguata, come inadeguate sono le condizioni di sicurezza. I detenuti non sono più quelli di vent’anni fa! Oggi abbiamo minorenni, incastonati in una delinquenza di altissimo livello, mafiosa e camorrista, che sono dentro per reati gravissimi, come omicidi e spaccio di droga. E il Governo, anziché trovare soluzioni concrete a questa criminalità, ha avuto la bella idea di estendere la detenzione nelle carceri minorili di detenuti fino a 25 anni, creando così nelle carceri l’Università del crimine. Scelta sbagliata, folle e pericolosa. Le nostre denunce rimangono senza risposte ed adeguati provvedimenti. Gli Agenti di Polizia Penitenziaria devono andare al lavoro con la garanzia di non essere insultati, offesi o – peggio – aggrediti da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno. Non dimentichiamo che contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati dalla Giustizia minorile e dal Ministero della Giustizia”.
Capece “punta il dito” contro il sistema della vigilanza dinamica e del regime penitenziario ‘aperto’ a favore dei detenuti, che fa venire meno i controlli della Polizia Penitenziaria: “Che dire del sistema di ‘vigilanza dinamica’ e del regime penitenziario aperto? Ha senso, è rieducativo, da un senso alla pena detentiva far stare molte ore al giorno i detenuti fuori dalle celle senza però fargli fare assolutamente nulla? Ha senso che persone fino a 25 anni di età stiano in un carcere minorile e non, ad esempio, a Secondigliano o Poggioreale? Il dato oggettivo è che con la vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto gli eventi critici sono aumentati”.


